Gita a Corviale.
Nostra guida e appoggio morale è stato Marione, un amico fornaio che a Corviale ci vive da anni insieme alla famiglia del fratello e alla madre. Con la sua moto ci ha fatto annusare le zone intorno al Serpentone, l'abnorme ecomostro che ospita circa 11mila anime nella sua furibonda pancia. Poi ci ha condotto a casa sua, nel lotto 3; ci ha mostrato parecchie cose, ci ha dato dei consigli. Ci ha detto: «Ragà, nun ci annate da soli al Lotto 1. Ve fanno la pelle si ve vedono co' la macchinetta fotografica».

Il problema è - lo abbiamo capito - che a Corviale la gente è sfinita. Sfinita dei giudizi di "quelli di fuori", sfinita dei giornalisti che arrivano e fanno i loro bei servizi sul "degrado". E' la parola d'ordine: degrado. «Basta co' ste foto, sempre 'sta storia, aho. Avete rotto»: così ci dice uno. Uno: incrocia la nostra via, borbotta e se ne va. «Nun ce fate caso», ci dice Marione: ha una pancia enorme, due spalle così. Sovrasta in altezza perfino Patrizio: camminare con lui a Corviale è una garanzia. Una specie di assicurazione. Le persone sono ombre: parlano tra di loro senza sollevare gli sguardi. Piuttosto si sollevano parole come "Roma", "Totti" "derby", cose così. Si salutano ogni tanto con un cenno della testa.

«So' venuti certi che hanno pagato li righezzini per mandalli a raccattà tutte le siringhe in giro»: Marione parla dei giornalisti che vengono a fare i loro servizi sulle periferie. Sono tanti e interessati solo a mostrare il lato violento del posto. Quello sporco. Quello che fa venire voglia di cambiare canale. Ma le siringhe sono le stesse che si trovano nelle zone bene: magari in centro vengono a pulire più spesso, tutto qua. Occhio non vede... Le siringhe passano dal marciapiede al deposito rifiuti più velocemente: non è questa la periferia. Non è questo il problema. La gente di Corviale è stanca di fare il fenomeno da baraccone: sta rosicchiando le sbarre e presto verrà fuori, come quelle pantere che ogni tanto si avvistano nelle campagne ai margini della città.

Ci sono le piscine e ci sono gli spazi per i bambini. Gli androni dei palazzi sono curatissimi: «Ma puliamo noi, mica l'artri. Pensiamo a tutto noi, scale, ascensore, pareti. Famo tutto tra noi», ci dice Marione (ci presenta il resto della famiglia, il fratello, eccetera: tutta gente pulita, intelligente e con una scintillante voglia di raccontare). Penso al mio palazzo, a Roma Nord. Le Porsche parcheggiate in giro e le cicche delle sigarette in ascensore: che moralità che c'è in questi posti. Che giustizia sociale. A volte ci scappa il morto, è vero. Ma è come il discorso di Che Guevara: meglio il morto ammazzato in un posto dove la vita si costruisce pezzo a pezzo o la macchina rigata dal figlio di papà in un quartiere dove tutto è privatizzato e ogni palazzina ha la sua guardia giurata 24 ore su 24? Dov'è il peccato e chi è il peccatore? A Corviale ti guardano storto, rischi di "farti fare la pelle" se sgarri, ma non ce ne sta uno che suoni il clacson appena scatta il verde. Mi viene in mente Cuba: peccatrice sì, ma con quali pressioni dietro? Ha peccato più di altri Stati? L'Italia, se fosse stata vessata come Cuba, si sarebbe macchiata di peccati minori? Chi è che vuole scagliare la prima pietra? Avanti!

C'è un verde accecante a Corviale. Alberi a migliaia, ma neanche un alloro su cui riposare.

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