A volte credo che per caricare a puntino la squadra basterebbe far vedere ai giocatori in quali condizioni era D_____ ieri sera. Se ne avessi avuto la possibilità ne avrei parlato a mister Spalletti, il Duce di Certaldo, l'uomo a cui almeno sette-otto persone che conosco metterebbero in mano la propria vita. Sembrava uno straccio, bianco, agitato, le mani sudate e una tensione incredibile. I ricordi, i sorrisi, le parole scandite lentamente una dopo l'altra. Niente caffè e nemmeno Campari, perché da due giorni è cominciata la cura di valeriana.
La mattina M___________ era preoccupatissimo per la caviglia di Francesco, poi V_____ mi ha mandato un sms: "Corsa e palleggi per il capitano: ci siamo!". Francesco stasera ci sarà e quando c'è lui siamo tranquilli perché è come se giocassimo noi. Ci hanno chiesto la resa, quelli, non ci insulteranno dicono. Ma non ci crediamo fino in fondo. Tutta la notte a far squillare i telefoni per scoprire se faranno la coreografia. E nel pomeriggio l'appuntamento sarà sempre al solito baretto. Gli venisse in mente di affacciarsi sul lungotevere, saremo tutti lì, a guardia di una fede. Probabilmente Leopardi non ha mai lontanamente immaginato che un giorno ci sarebbe stato il derby, altrimenti come cazzo avrebbe fatto a scrivere il Sabato del villaggio? Vaglielo a spiegare a G________, che sono due giorni che non mangia, che la gioia sta tutta nell'attesa della festa. Da una settimana la parola d'ordine è la stessa per tutti: co sta squadra nun se po' perde. C'è Francesco, Daniele, Simone, Phil, c'è Christian. C'è Rodrigo che c'ha promesso l'Aurelio. C'è Amantino che glielo ha già fatto de tacco.
Nun se po', ma soprattutto nun se deve perde. Ognuno ha il suo motivo per umiliarli una volta di più a quelli, che è una vita che subiscono, ma che sembrano non accontentarsi mai. G______ per la stronza che lo sta facendo diventare matto, D________ perché al bar non vuole più sentirli, M______ perché è troppo della Roma e basta. Poi ci sono quelli come F______ e L_____ che cercheranno di fare i distaccati ma che staranno incollati al televisore e urleranno come pazzi contro lo schermo rischiando di rompere i piatti e i bicchieri poggiati sulla tavola apparecchiata. Ma come cazzo si fa a guardarsi il derby in pizzeria? Come fai a mangiare mentre giocano. Purtroppo le loro donne non lo hanno ancora capito. Eppure sono anni che la loro pizza resta nel piatto. Stasera sarò lì, dove batte il cuore della Sud. In due su un seggiolino, uno attaccato all'altro, con il fiato di borghetti, la stessa sciarpa di sempre e la sensazione incredibile di far parte tutti di una stessa famiglia. Coatti e pariolini, ladri e tassinari, impiegati e operai, imprenditori e camerieri, comunisti e fascisti, skins e metal, rude boys e casual, mods e gaber. Tutti insieme, una sola moltitudine. Quando attaccheremo verso di loro dovremo essere bravi a spingere la squadra, a coprirgli le spalle, quando dovremo fare gol sotto la Sud saremo lì a braccia aperte ad aspettare che i ragazzi ci corrano incontro, uno addosso all'altro, schiacciati come sardine.
Non scherzo: io credo di aver rischiato la vita solo allo stadio. Era il 28 novembre del 1998, stavamo sotto 3-2 e andavamo incontro al quinto derby perso di seguito. Troppo anche per noi che andiamo avanti nonostante tutto. Poi Marco ruba quel pallone, arriva Francesco e di destro la butta dentro. Dall'attimo in cui ho visto la rete gonfiarsi alla fine della partita ricordo solo di essere stato travolto da un'onda umana. Fantastico. Sarà così anche stasera. Saremo troppi come sempre. E non si vedrà niente, come al solito. Ma quando sentirò l'odore acre di fumogeni capirò che la battaglia è cominciata. E' una settimana che dico a quelli di sperare in soli due gol di scarto. Non so come finirà ma il romanista è così. Se va bene me la sarò goduta tutta. In caso contrario la Lazio, come sempre, m'arimbarza. Daje Francé falli piagne.
