Quale che sia la verità sul caso Giuliani mi sono chiesto in questi giorni come sia possibile che Mario Placanica arrivi a chiedere un risarcimento danni ai genitori del ragazzo ucciso a Genova nel 2001. L'ex carabiniere, accusato e prosciolto dalle accuse di omicidio, si considera parte lesa per il suo mancato reintegro nell'Arma dei Carabinieri. Tuttavia non mi interessa riaprire il dibattito su chi abbia ragione o meno, ma mi piacerebbe fare un salto sul livello di confronto successivo. Cosa successe realmente in quei giorni? Sono passati cinque anni e la cosa a cui non si è ancora arrivati è la verità. Per questo, evitando qualsiasi considerazione ideologica, mi piacerebbe che Placanica raccogliesse l'appello di Heidi Giuliani: "Dovrebbe smetterla di dire bugie e decidersi finalmente a dire una parola di verità su quanto è accaduto in piazza Alimonda".

Sulla vicenda attuale mi ha lasciato molto perplesso il commento dell'onorevole Filippo Ascierto, responsabile della sicurezza di Alleanza Nazionale, in cerca di visibilità politica ma incapace di tenere il punto. Ecco le sue parole: "E' Placanica la parte lesa perché ha subito un grosso trauma ed ha perso il lavoro. Mi sembra che sia troppo chiedergli dei soldi". Della sua presa di posizione non se ne sentiva certo il bisogno.

Ripeto. E' necessario fare un passo successivo. Pretendiamo una commissione d'inchiesta sui fatti di Genova, c'è bisogno della verità. La smetta Placanica di sentirsi parte lesa e parli. Parli. Racconti cosa successe la mattina della morte di Carlo, racconti cosa gli dissero subito dopo. Racconti quelle sue notti piene di tormento. E racconti della denuncia del suo avvocato, due anni più tardi, dopo quello strano incidente automobilistico in cui rimase coinvolto. Dica chi di Alleanza Nazionale lo avvicinò per candidarlo e sfruttare l'onda emotiva sotto elezioni per poi abbandonarlo al suo destino. Possibile che in Italia siamo arrivati al punto di rimpiangere la figura del pentito?

La cultura omertosa presente nel dna del nostro paese si è rifatta sotto più viva che mai. "Se Cragnotti parla", "Se Tanzi parla", "Se Fiorani parla", "Se Ricucci parla", "Se Moggi parla". I commenti della gente comune sembravano quasi carichi di preoccupazione. "Se tizio parla qui crolla tutto". E gli italiani hanno tanto paura dei cambiamenti quanto bisogno delle loro certezze, anche se distorte. Alla fine, infatti, non ha parlato nessuno. E chissà quanti hanno tirato un sospiro di sollievo perché "se lo facevano fuori era un problema anche per noi, sai". La Rivoluzione, insomma, in Italia non ci sarà mai. Ma questo si era capito dai tempi della caduta del Fascismo, passando per gli anni dello stragismo di Stato, fino a quelli di Tangentopoli. Chissà se è il caso di sperare in una Rivoluzione per la verità. In effetti sarebbe il colmo per un paese mafioso.