La giornata di Simona inizia alle 6.30 di mattina. Acqua fredda per lavarsi, un caffè di qualità scadente, un pacchetto di crackers, trucco e poi di corsa alla fermata dell'autobus. Perdere la corsa delle 7.15 significa arrivare tardi a lavoro. Per dormire qualche minuto in più la mattina, preferisce prepararsi la borsa alla sera, prima di prendere sonno. Il prossimo mese compirà diciannove anni e per l'occasione la sua amica Veronica, prima di andarsene, le aveva lasciato quelle scarpe bianche con il tacco da sette centimetri che le piacevano tanto. Era il suo regalo speciale, il passaggio di testimone. Quelle infatti erano le scarpe della principessa, della più bella, la più desiderata, la più richiesta.
Quando arriva sul posto di lavoro deve cambiarsi in fretta, ma senza dare nell'occhio. Una delle cose che più non sopporta è dover appallottolare gli abiti stirati con tanto amore la sera prima. Il traffico verso il centro inizia a farsi intenso già verso le otto, così come le inversioni di marcia che portano direttamente alla piazzola di sosta dove se ne sta immobile e distratta a fumare marlboro lights. La sua mattina non inizia con un buongiorno, né con un ciao. Le prime parole che le rivolgono sono sempre le stesse: "Quanto vuoi? Sali". Si consuma così la giornata di Simona, tra un cliente e l'altro. Padri di famiglia impiegati alle poste, manager, avvocati, professori universitari, preti, tossici, extracomunitari, fidanzati infedeli, gente sola, uomini disperati e introversi. Potrebbe fare il miglior reportage sul genere umano del mondo, perché di gente ne vede di tutti i tipi ogni giorno. C'è quello che si innamora, quello che non ritorna, quello che la tratta male, quello impotente, quello strano, quello che non viene, quello che vuole solo parlare.
A qualcuno di questi Simona racconta di fare l'assistente sociale, perché in quei momenti sembrano loro ad avere bisogno d'aiuto piuttosto che lei. Poi arriva la sera, finisce la giornata di lavoro. I piedi e la schiena iniziano a farle male, la pelle si fa screpolata, i capelli increspati. E poi c'è quel maledetto odore di sporco che l'accompagna per tutto il tragitto di ritorno. Guarda la città dal finestrino del 980. I fari delle automobili le impediscono di vedere chi c'è alla guida, magari è proprio uno di quelli che era passato da lei qualche ora prima e che adesso se ne torna a casa dalla moglie.
Qualche volta ha sentito dire che ci sono alcune ragazze come lei a cui piace questo lavoro. Lo dice la gente comune nei mercati e negli uffici. Qualcuno lo ribadisce anche in televisione. Eppure lei non riesce a crederlo. Aveva altri progetti quando è arrivata in Italia con il fidanzato, ma senza quel maledetto passaporto ora non può far nulla. "Lo tengo io", le ha detto Darko. "Te lo ridò quando avrai messo insieme 30 mila euro". E se non paga sono guai. La Polizia? Spesso passa a trovarla, ma niente di più. Quando capisce che si tratta di una retata, giusto per far stare buoni i comitati di quartieri, allora in tutta fretta deve arrampicarsi lungo la siepe e sparire. Un arresto sarebbe una tragedia per la sua famiglia, che alla fine di ogni mese aspetta con ansia i soldi che le invia per sopravvivere.
Ora si parla di telecamere mobili lungo le strade dove Simona lavora. Soluzione che finalmente va a colpire la domanda. Ma si fermerà il racket di fronte a questo? Oppure Simona sarà costretta a lavorare in una casa, dove non potrà ricevere nemmeno assistenza da parte delle unità di strada che offrono aiuto alle ragazze vittime di tratta? Problemi che potrebbero nascere, ma che non vengono presi in considerazione. Tutti sono impegnati a tutelare la privacy dei padri di famiglia. Evitare separazioni e divorzi sembra il primo pensiero. Peccato che in Italia si continua sempre a guardare il dito che indica la luna. Auguri Simona, speriamo che per il tuo compleanno ti regalino la libertà.
